Anche la sostenibilità ha i suoi paradossi
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| Autrice | |
| Laura Bajardelli | |
| vedi altri articoli di Laura Bajardelli | |
Anche la sostenibilità ha i suoi paradossi, soprattutto se ci si affida solo alla tecnologia
Alzi la mano chi, da quando ha sostituito le lampadine a incandescenza con quelle a LED, si affretta ancora a spegnere la luce quando lascia una stanza. E anche chi, quando ha cambiato l’auto, ha optato per motori più efficienti senza approfittarne per sceglierne uno più potente.
Questi sono due esempi di un paradosso tipico della sostenibilità e di tutte quelle transizioni incentrate sul miglioramento tecnologico, noto come “paradosso di Jevons”, ossia William Stanley Jevons, l’economista e logico britannico che lo ha teorizzato nel lontano 1865, epoca della Rivoluzione Industriale.
IL PARADOSSO DI JEVONS
Nel suo libro “The Coal Question” (la questione del carbone), Jevons ha osservato che i miglioramenti tecnologici che aumentano l’efficienza nell’uso di una risorsa possono, paradossalmente, portare a un aumento complessivo del consumo di quella risorsa.
Ecco qualche esempio storico:
- Fonderie di ferro: l’uso più efficiente del carbone per produrre ferro ha portato a una riduzione dei costi di produzione e quindi a un aumento dei profitti, attirando inevitabilmente altri investimenti. Risultato finale: aumento della domanda e della produzione di ferro e del consumo di carbone necessario a produrlo.
- Motore a vapore di James Watt: quando Watt ha migliorato l’efficienza del motore a vapore, si pensava che questo avrebbe ridotto il consumo di carbone. Come è andata in realtà? Il motore a vapore è diventato più conveniente e quindi accessibile a più persone e quindi è stato necessario produrne di più, determinando ancora una volta un uso maggiore di carbone.
E qualcuno attuale:
- Automobili a basso consumo: Le auto di oggi sono molto più efficienti in termini di consumo di carburante rispetto ai modelli più vecchi. Questa efficienza ha ridotto i costi di percorrenza, e molte persone hanno colto l’opportunità di fare più chilometri. Il consumo complessivo di carburante non è quindi diminuito, anzi.
- Elettrodomestici efficienti: L’acquisto di elettrodomestici a basso consumo energetico può indurre le persone a utilizzarli più frequentemente, pensando di risparmiare energia, ma finendo per consumarne come prima o persino di più.
Gli esempi testimoniano la veridicità del paradosso sia nel passato che nel presente e del principio economico alla base: ogni volta che si riduce il costo di una risorsa che ha un valore economico, le persone risponderanno consumandone di più. Da notare un’interessante variante del principio: alla riduzione del costo di una risorsa, le persone utilizzeranno il risparmio per consumare di più qualcos’altro, spesso pareggiando o addirittura aumentando il consumo complessivo. Un esempio? Se gli elettrodomestici sono più efficienti, il risparmio che si ottiene potrebbe soddisfare qualche sfizio, magari un nuovo capo di abbigliamento. E se si cedesse all’acquisto di qualche accattivante novità della moda fast fashion, magari il bilancio economico resterebbe in pari, ma non dal punto di vista del consumo di risorse e dell’impatto ambientale.
Gli studi e le teorie di Jevons hanno influenzato la teoria economica, introducendo tra gli attori del sistema economico i consumatori e i loro comportamenti per gli effetti che hanno sulla domanda di beni e servizi. E sono molto importanti anche oggi che stiamo affrontando la transizione energetica e digitale, ed è fondamentale definire politiche e indirizzi che evitino effetti distorsivi, trasformandosi in un boomerang.
ALTRI PARADOSSI
Tra i diversi paradossi nei quali può incappare la sostenibilità, citiamo il Say-Do-Gap, che si riferisce al divario tra ciò che le persone dichiarano di voler fare per la sostenibilità e ciò che effettivamente fanno. Per esempio, molti affermano di voler ridurre l’uso della plastica, ma di fatto, per comodità, continuano a comprare prodotti confezionati in plastica. Interessante anche la “Gentrificazione Verde” o borghesizzazione verde, che descrive il paradosso di progetti di riqualificazione urbana che migliorano l’ambiente di un quartiere tanto da diventare più desiderabile, provocando l’effetto collaterale di aumento degli affitti e dei costi degli immobili, spingendo quindi i residenti a basso reddito a cambiare zona.
E QUELLO RIGUARDA TUTTI
Nella panoramica sui paradossi, non può mancare un paradosso che potenzialmente riguarda tutti ma che nessuno attribuisce a se stesso. E riguarda, o per lo meno, può riguardare, tutti, sia gli entusiasti della sostenibilità e delle politiche green sia i più strenui oppositori: il paradosso dell’ignoranza illusoria o effetto di Dunning – Kruger, dal nome degli psicologi che lo hanno descritto nel 1999.
In cosa consiste? Persone così poco preparate su alcuni argomenti da non accorgersi di questo loro limite e quindi arrivano persino a pensare di sapere tutto e più di tutti. Ignorano la loro stessa ignoranza. Al contrario, spesso chi studia, fa esperienze, approfondisce , si confronta con gli altri e sviluppa un pensiero critico e manifesta molti dubbi da soddisfare. Inutile dire che spesso la sicumera degli ignoranti li porta a prendere il sopravvento, soprattutto in una società superficiale, basata sulle apparenze e sull’immediatezza delle risposte. Questa distorsione non è una prerogativa dei negazionisti climatici ma riguarda anche gli allarmisti e tutti coloro che, pur mossi da sincera e autentica passione, non hanno formazione scientifica adeguata né sanno come verificare le fonti informative, hanno un’eccessiva fiducia nelle proprie opinioni o di chi sentono affine. Gli uni sottovalutano, gli altri sopravvalutano, entrambi non fanno un buon servizio allo sviluppo sostenibile.
COME SUPERARE I PARADOSSI
I paradossi di Jevons e Dunning-Kruger ci ricordano che la strada verso la sostenibilità è complessa, sono necessari educazione, consapevolezza, cambiamenti comportamentali, politiche mirate, uso di dati scientifici e misurazione d’impatto. Soprattutto, la sostenibilità richiede una comprensione approfondita, un approccio equilibrato e uno sforzo collettivo. Alla base, deve esserci la convergenza tra cittadini-consumatori, imprese e istituzioni: i primi per cambiare il modo di consumare senza sprechi e ridondanze, consapevoli di scelte responsabili; le seconde per mutare il modo di produrre, creando valore pulito che genera profitto equo senza esternalità negative. E le istituzioni promuovendo politiche pragmatiche, non ideologiche o guidate dall’inseguimento del consenso. La produzione e il consumo vanno dunque visti come investimento a sostegno dello sviluppo sostenibile e come etica per il futuro.
