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La Mafia nigeriana e il fenomeno dell'accattonaggio


Interrogazione sul racket dell'elemosina e la mafia nigeriana

Il testo dell'interrogazione

Al Sindaco di Milano Giuseppe Sala

Al Presidente del Municipio 1 Fabio Arrigoni

Visto l’articolo 416 del c.p. “Associazione a delinquere” .-Quando tre o più persone si associano allo scopo di commettere più delitti [305, 306], coloro che promuovono o costituiscono od organizzano l'associazione sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da tre a sette anni. Per il solo fatto di partecipare all'associazione, la pena è della reclusione da uno a cinque anni. I capi soggiacciono alla stessa pena stabilita per i promotori. Se gli associati scorrono in armi le campagne o le pubbliche vie, si applica la reclusione da cinque a quindici anni. .La pena è aumentata se il numero degli associati è di dieci o più. Visto l’articolo 600 c.p. “Riduzione in Schiavitu’”.-Chiunque esercita su una persona poteri corrispondenti a quelli del diritto di proprietà ovvero chiunque riduce o mantiene una persona in uno stato di soggezione continuativa, costringendola a prestazioni lavorative o sessuali ovvero all'accattonaggio o comunque al compimento di attività illecite che ne comportino lo sfruttamento ovvero a sottoporsi al prelievo di organi, è punito con la reclusione da otto a venti anni. La riduzione o il mantenimento nello stato di soggezione ha luogo quando la condotta è attuata mediante violenza, minaccia, inganno, abuso di autorità o approfittamento di una situazione di vulnerabilità, di inferiorità fisica o psichica o di una situazione di necessità, o mediante la promessa o la dazione di somme di denaro o di altri vantaggi a chi ha autorità sulla persona. Visti i servizi giornalistici del 8 novembre 2016; del 9 novembre 2016, del 14 novembre 2016 e del 16 novembre 2016 pubblicati su Youtube da parte del giornalista Claudio Bernieri e svolti in collaborazione con i residenti intorno alla Caserma Montello e con il comitato Antiracket e abusivismo

Interrogazione sul racket dell'elemosina e la mafia nigeriana
Interrogazione sul racket dell'elemosina e la mafia nigeriana
Interrogazione sul racket dell'elemosina e la mafia nigeriana
Interrogazione sul racket dell'elemosina e la mafia nigeriana

che denunciano come dietro al fenomeno dell’accattonaggio che si sviluppa in Milano e soprattutto all’interno del Municipio 1 ci sarebbe un organizzazione criminale Nigeriana chiamata “Ascia Nera”. Secondo questi servizi la mafia nigeriana sarebbe un'organizzazione criminale di tipo mafioso sviluppatasi in Nigeria agli inizi degli anni ottanta, in seguito alla crisi del petrolio, risorsa chiave del paese, che portò i gruppi dirigenti a cercare l'appoggio della criminalità per mantenere i loro privilegi. Sarebbe, sempre secondo gli autori dei servizi, composta principalmente da persone di etnia Ibo o Yoruba con un elevato grado di istruzione, la mafia nigeriana si è conquistata un posto di livello internazionale nel mondo del crimine. Presente in molti paesi, gestirebbe oltre al traffico di eroina e di cocaina anche la prostituzione delle proprie connazionali. Il canale You tubes “ilreporterindignato” pubblica 4 video inchiesta del giornalista Claudio Bernieri che in collaborazione con i residenti intorno alla Caserma Montello e con il comitato Antiracket e abusivismo, ha seguito, con telecamere nascoste, al mattino i nigeriani che organizzerebbero il fenomeno dell’accattonaggio soprattutto nel Municipio 1. Il ricavato delle giornate lavorative di questi schiavi, per gli autori del servizio televisivo, verrebbe poi reinvestito dall’associazione criminale dell’ascia nera in Nigeria, per l’acquisto di armi e droga. Sempre secondo gli autori dei servizi giornalistici, a Milano il fenomeno dell’elemosina, tradizionalmente in mano alla criminalità rumena, sarebbe passato in mano alla citata Ascia Nera: “Dovunque nigeriani senza documenti o provenienti dalla Caserma Montello o dalla stazione centrale si dedicano alla questua. Il fatturato medio di ogni <schiavo> dell’elemosina è di 50 euro, di cui 5 vanno al questuante e il resta ai boss del racket. Si tratta evidentemente di un traffico di veri e propri schiavi. I nigeriani, con il cappellino in mano e il telefonino sempre acceso in contatto con i controllori, si spostano nella città viaggiano sui mezzi pubblici (ovviamente senza pagare il biglietto) e cambiano supermercato o bar ogni due ore. Si tratta di una vera e propria riduzione in schiavitù, che si sviluppa inducendo terrore e paura con riti vudù”. Se questo è vero e confortato

Si chiede:

alle Autorità competenti di prendere idonei provvedimenti a tutela dei cittadini e della legalità.

Giampaolo Berni Ferretti, (Gruppo Forza Italia)

Rassegna stampa

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