Vai al contenuto

WikiMilano - Protagonisti metropolitani è organo ufficiale dell'Osservatorio Metropolitano di Milano

non sei un utente registrato: al momento non puoi creare e modificare pagine.

Il centenario di un celebre milanese d’adozione, Giacomo Puccini

Articolo di lunedì 15 aprile 2024
Protagonisti
Autrice
Laura Bajardelli
vedi altri articoli di Laura Bajardelli

Diviso tra la vivace e dorata vita cittadina, gli applausi e il successo e la più rustica, solitaria ma amata campagna toscana..

“In questa casa dove dal 1887 al 1900 abitò Giacomo Puccini nacquero i canti immortali di Manon Lescaut, Boheme e Tosca”. Non siamo né a Lucca né a Torre del Lago, ma nel cuore di Milano, in via Solferino 27. Una targa ricorda il profondo legame con la nostra città, iniziato quando, quattordicenne, è entrato al Conservatorio Giuseppe Verdi con una borsa di studio della Regina Margherita. Erano gli anni della scapigliatura, gli artisti vivevano veramente una vita bohemien, stravagante e romantica, alternando tavolate allegre, goliardia e teatri a spoglie e fredde soffitte, spesso in compagnia della fame.

Gli anni del conservatorio sono stati fondamentali per Puccini non solo per la formazione, ma anche per gli incontri fatali che segneranno la sua carriera: Pietro Mascagni, compagno di corso e grande amico fraterno, con cui ha condiviso una stanzetta, i pasti (spesso a credito) e gli spartiti di Wagner e Boito. E soprattutto sogni e speranze, realizzati anche grazie al compositore e professore Amilcare Ponchielli, di cui erano gli studenti prediletti. Fu proprio lui a suggerire a Puccini di scrivere un’opera, a presentargli il poeta scapigliato Ferdinando Fontana, che a sua volta lo introdusse nella Famiglia Artistica Milanese, un sodalizio tra pittori, scultori e musicisti nato nel 1873 e ancor oggi attivo. L’opera prese forma: il libretto scritto da Fontana, ispirato a una leggenda nordica, il titolo Le Willis, un atto unico. La presentò nell'aprile 1883 al concorso dell'editore musicale Sonzogno. Esito negativo, nemmeno una menzione. Ma non demorsero: la fecero ascoltare in una rappresentazione privata a un gruppo di eletti, tra cui Sala e Boito, che poi, insieme a Mascagni e ad altri amici scapigliati, fecero una colletta per dare all’opera l’opportunità di un palco adeguato.
E così, a fine maggio 1884, l’opera fu rappresentata al Teatro dal Verme di Milano. Fu un grande successo di pubblico e di critica. E la notò Giulio Ricordi, il grande editore dell’ormai maturo Verdi e rivale di Sonzogno, che non esitò a metterlo sotto contratto. Su questa vicenda circolano tutt’oggi ricostruzioni diverse, sta di fatto che Puccini era ormai ben inserito nella vita meneghina e stava per compiere il grande salto come compositore. La sua vita sentimentale movimentata (e sconveniente per l’epoca…), lo ha portato a vivere brevemente a Monza. A Milano cambiò vari domicili, finché con Manon Lescaut arrivò il successo di pubblico ed economico e quindi la possibilità di tornare nella sua terra d’origine, in Toscana, trovando a Torre del Lago il suo luogo del cuore. Era infatti nato a Lucca nel 1858 da una famiglia dedita alla musica, sia dal lato paterno che materno, addirittura da cinque generazioni maestri di cappella del duomo, nel quale anche lui ha suonato l’organo per arrotondare il magro bilancio familiare. Grazie al successo di Tosca, anche a Milano ha trovato una sistemazione definitiva nel prestigioso palazzo Talenti Fiorenza in via Verdi, a due passi dal Teatro alla Scala, dove oggi una targa ricorda che fu il suo rifugio per gli ultimi trent’anni.

Il legame con Milano emerge chiaro anche nel momento più tragico della sua morte, avvenuta a Bruxelles all'età di 65 anni il 29 novembre 1924, dove era andato nel tentativo di curare un brutto male. La cerimonia funebre ufficiale fu celebrata nel Duomo di Milano con il requiem, tratto da Edgar, suonato dall’Orchestra del Teatro alla Scala diretta da Arturo Toscanini. E fu deposto nella cappella privata della famiglia Toscanini al Cimitero Monumentale. Qualche anno dopo, le spoglie mortali sono tornate nell’amata Torre del Lago, dove giace anche la moglie Elvira. Quest’anno si celebra il centenario della morte di Giacomo Puccini e il Teatro alla Scala, che artisticamente è stata più di ogni altra la sua casa, lo celebra degnamente: ad aprile, con l’opera lirica La Rondine del 1917. Forse a voler celebrare una profonda amicizia, subito dopo La Rondine in cartellone c’è la Cavalleria Rusticana di Mascagni, che in memoria dell’amico scomparso ha inaugurato il Festival Puccini a Torre del Lago, giunto ormai alla 70ma edizione. Sempre alla Scala, a giugno sarà la volta della celeberrima Turandot, memorabile opera incompiuta che verrà rappresentata con il finale di Franco Alfano. Infine, nel giorno esatto del centenario, il 29 novembre, ci sarà un evento straordinario per il grande Puccini.

Le sue opere sono oggi tra le più rappresentate e apprezzate in assoluto, forse i sentimenti individuali e collettivi riecheggiano un’epoca diversa ma accomunata da forti turbamenti, nell’aria la sensazione di grandi cambiamenti. Oggi come allora sembra di essere in un momento cruciale di passaggio. Allora ponendo le basi per il mondo che conosciamo, oggi per quello che altri conosceranno.

Nessun dorma!


Pagine correlate