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L'edilizia e la transizione circolare

Articolo di mercoledì 28 agosto 2024
Protagonisti
Autrice
Laura Bajardelli
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Edifici come miniere urbane o come banche di materiali

Chi ha mai pensato a un edificio come a una miniera o a una banca di materiali? Pochissime persone, anche se in numero crescente. Ed è altrettanto inconsueto pensare a un intero edificio come a un rifiuto. È il caso, per esempio, di capannoni in disuso e abbandonati o di quelle strutture iniziate e mai finite. Eppure, si può guardare tutto con occhi nuovi. Come ci chiede la transizione circolare, ossia un nuovo modello di produzione e consumo in cui i materiali non diventano mai rifiuti: prodotti e materiali vengono mantenuti in circolazione più a lungo possibile attraverso manutenzione, ristrutturazione, rigenerazione, riciclo e riuso. E l’economia circolare, come tutti i cambi di paradigma, richiede prima di tutto un cambiamento culturale.

In un edificio possiamo trovare materiali come calcestruzzo o acciaio che rinforza i nostri edifici contemporanei, ma anche legno, vetro, rame, facciate in alluminio, tegole, mattoni e persino le ringhiere in ferro dei balconi … una vera e propria miniera! O, come dice l’UE, una banca di materiali (in inglese BAMB- Buildings as Material Banks). E quando l’edificio non serve più, o non è più adattabile o trasformabile, ecco che i materiali costituenti diventano disponibili per essere recuperati e reimmessi sul mercato. La logica è la stessa dei rifiuti elettronici e degli elettrodomestici che vengono conferiti nelle isole ecologiche per il riciclo. Certo, riciclare un edificio ha una dimensione ben più grande, ma la portata della crisi climatica è tale da richiedere che i principi dell’economia circolare vengano applicati in modo più ambizioso e proattivo, considerato che gli edifici sono responsabili del 39% delle emissioni globali di carbonio, di cui il 28% dalle emissioni operative, mentre l’11% da materiali e costruzione.

Se si considera che entro il 2060 il volume delle città costruite raddoppierà e che il picco di emissione nel processo di costruzione deriva principalmente dalla produzione e trasporto dei materiali, allora si comprende che l’intera città deve essere ripensata. Dalla pianificazione urbana, ai criteri di progettazione e realizzazione delle nuove costruzioni, che dovrebbero seguire i principi dell’architettura circolare e reversibile. Il fine ultimo è massimizzare l’utilizzo di materiali riciclati e successivamente di recuperare quelli impiegati. Dopo tutto, perché estrarre, produrre e trasportare questi materiali diverse volte dalle miniere naturali presenti in alcune zone del mondo, quando ci sono abbondanti fonti diffuse su tutto il territorio?
Se possono essere riutilizzati, questi materiali rappresentano un grande valore. Innanzitutto, in termini economici: si parla infatti di centinaia di milioni di euro di valore risparmiato oltre alla riduzione degli impatti ambientali. L'utilizzo di materiali di recupero elimina infatti parte delle emissioni associate alla produzione e al trasporto di nuovi materiali da costruzione.

Nella transizione circolare delle città e degli edifici un ruolo importante lo giocano anche gli edifici già costruiti. In che modo? Applicando nuove tecniche alle demolizioni. Vediamo un caso concreto!

L’Hotel Michelangelo come una fenice

Chi passa di frequente dalla stazione centrale ha assistito al processo di de-costruzione controllata dell’hotel, smontato piano dopo piano partendo dal tetto, facendo attenzione a ridurre il più possibile rumore e polvere ma anche il tempo necessario alla demolizione, ovviamente maggiore di quello delle demolizioni tradizionali che riducono gli edifici ad ammassi indistinti di materiali da smaltire in discarica. La tecnologia TopDownWay® utilizzata dall’azienda Despe facilità la separazione dei componenti edilizi e quindi il riuso intelligente dei materiali, che verranno riutilizzati in parte nel nuovo edificio ed in parte nel disegno dello spazio pubblico di Piazza Luigi di Savoia.

Come una fenice, l’Hotel Michelangelo si è congedato dalla città di Milano trasformandosi nel primo centro convalescenza Covid-19 per poi scomparire con la de-costruzione e lasciare spazio a Mi.C, un nuovo progetto con forme e funzionalità contemporanee ed emblematiche di una città che sale. Il progetto Mi.C darà nuova vita all’ex hotel Michelangelo a Milano.

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