Non è più tempo di gentilezza e persuasione né di favole?
| Protagonisti | |
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| Attualità | |
| Autrice | |
| Laura Bajardelli | |
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In questi due anni la grande storia è tornata prepotente a bussare alla porta, il cambiamento climatico mostra il suo ghigno terribile, e i femminicidi si susseguono inesorabili. Il potere della persuasione si è esaurito?
Nel novembre 2021 stavo selezionando delle favole da inserire in un libro di favole pedagogiche dedicato ai bambini sulla sostenibilità ambientale e sociale e agli obiettivi dell’Agenda 2030. Istintivamente ne avevo scartata una, dedicata alla guerra, troppo angosciante. E mi sembrava – o speravo – fosse un tema lontano dall’esperienza diretta dei bambini.
Alla base di questo libro di favole con la morale, c’era e c’è la stessa convinzione che animava Esopo, ossia che la persuasione è spesso più efficace della forza. Così efficace da riuscire a influenzare i comportamenti e le scelte delle persone a favore del loro benessere presente e futuro, senza ricorrere a imposizioni, obblighi, divieti e coercizione. Oggi questo approccio è noto come teoria del “nudging” o spinta gentile.
Questa teoria che si occupa delle scelte e dei processi decisionali delle persone, poggia sul convincimento che piccoli dettagli, suggerimenti, aiuti e consigli possano indirizzare una persona verso una precisa scelta, senza che ciò sia richiesto esplicitamente. Certo, implicitamente, un’altra persona decide verso quale direzione spingere il comportamento degli altri e con quanta forza. E questo potrebbe apparire paternalistico, se non fosse che non viene eliminata la libertà di scelta, ma si usano tecniche per indirizzare verso quella che sembra essere la scelta migliore, soprattutto per il bene collettivo.
Non è una chimera: la teoria ha una fortissima base sperimentale, frutto dell’osservazione reale e ampia dei comportamenti e che ha consentito di contraddire il teorema secondo il quale l’uomo è perfettamente razionale nelle proprie scelte. L’evidenza consente infatti di affermare che molte nostre decisioni sono influenzate da distorsioni sistematiche, a volte dalla routine e dalle abitudini, impedendo una valutazione imparziale e razionale delle opzioni disponibili, delle conseguenze che ciascuna di queste ha per il singolo e per la collettività; spesso si finisce per assumere decisioni rischiose, contro il proprio interesse.
Qualche esempio: il giudizio degli altri influisce e altera il nostro comportamento all’interno della società. Ci piace essere conformi al pensiero comune, e l’esempio degli altri, specie se apprezzato o se porta alla notorietà, ci spinge a comportarci di conseguenza. Siamo attratti dalle scelte che rafforzano le nostre precedenti convinzioni, soprattutto se comportano meno cambiamenti possibili. Tendiamo a rimandare il più possibile le decisioni su temi complessi, specie se richiedono di fare degli approfondimenti per decidere. Spesso infatti c’è consapevolezza che un tema è importante e che bisognerebbe scegliere, ma di fatto poi non si agisce. Queste distorsioni rendono i nostri comportamenti prevedibili, e si possono quindi attivare degli interventi che possono indirizzare il comportamento verso altre scelte, senza escludere le altre, nemmeno quelle che sono palesemente e comunemente sbagliate. E questa è la spinta gentile o nudge.
Questa teoria è nata in ambito economico sfruttando gli studi di psicologia comportamentale, indagando i rapporti fra psicologia ed economia nelle scelte dei singoli. Da qui ha avuto origine l’economia comportamentale. È ampiamente utilizzata in moltissimi ambiti già dalla metà del XX Secolo, in primis marketing e pubblicità, ma anche in sanità e tutela ambientale. Tra i suoi studiosi più noti ricordiamo Daniel Kahneman, Cass Sunstein e Richard H. Thaler, che ha vinto il premio Nobel per l’Economia 2017, e il loro trattato “Nudge: Improving Decisions about Health, Wealth, and Happiness” New Haven, Conn.: Yale University Press, 2008.
Alcuni esempi di interventi che fanno leva sulle distorsioni per indirizzare verso comportamenti più vantaggiosi: un cartello con la scritta “Nove persone su dieci buttano i mozziconi di sigaretta nel cestino”, è sicuramente più efficace di “Non buttare i mozziconi per terra”, dato che la prima ci consente di conformarci al pensiero comune più apprezzato rendendo quindi negativa l’azione che ci isola dagli altri. Un’esposizione ampia e curata di frutta e verdura spinge a sceglierli dal menù, così come, al contrario, immagini forti e brutte sui pacchetti di sigarette dovrebbero ridurne il consumo. L’utilizzo di piatti di minori dimensioni ci induce a mangiare meno, vedendo il piatto pieno. Contenitori per la raccolta differenziata vicini tra loro e con etichette comprensibili, riducono l’indifferenziato, ancora di più se accompagnato da meccanismi premianti, come per il reso del vetro. Per le tematiche più complesse, come la donazione degli organi, in alcuni Paesi l’adesione è automatica, salvo si esprima esplicitamente il contrario. Lo stesso meccanismo è stato attivato per la destinazione del nostro TFR- trattamento di fine rapporto. Certo, non è facile sradicare comportamenti consolidati o addirittura un tempo ritenuti accettabili, ma via via le numerose ricerche offrono un set di strumenti sempre più ampio ed efficace.
Gli sfidanti obiettivi di sviluppo sostenibile richiedono un forte coinvolgimento di tutte le componenti della società, dalle imprese private al settore pubblico, dalle istituzioni filantropiche alle Università e centri di ricerca, dalla società civile ai singoli individui, di tutte le età e di tutti i Paesi. E per questo penso che le favole pedagogiche siano un metodo antico ma ancora efficace per trasmettere morale, valori e soprattutto consente di favorire e stimolare l’immaginazione, motore della creatività.
Un altro aspetto interessante è l’effetto domino innescato dalle favole sugli adulti che affiancano i bambini nella lettura, attivando dialogo e confronto tra generazioni. Così grazie ai testi di Barbara di Castri è nato il libro "Filastrocche e storie sostenibili" scritte da Barbara di Castri per Fondazione Asilo Mariuccia. E i venti di guerra hanno portato a una gemmazione, ossia una selezione di poesie che ho curato nell’estate 2022 sempre per Fondazione Asilo Mariuccia. L’obiettivo era cercare di supportare genitori, parenti e insegnanti ad affrontare questo argomento con i bambini e i ragazzi. La poesia, insieme alla fiaba, tratta di problemi umani universali e consente di portare alla luce domande e paure. La guerra è dimensione che i bambini conoscono nel gioco e così la pace, ma il passaggio alla guerra nel mondo è un percorso che l'adulto può fare accompagnando i più piccoli per mano.
Per concludere, tornando alla domanda iniziale “Non è più tempo di gentilezza e persuasione né di favole?”, sarebbe illusorio pensare che la spinta gentile sia sufficiente; ritengo che comunque sia fondamentale perlomeno promuovere maggior fair play nella vita di tutti i giorni, e contribuire così a maggior benessere. I bambini di oggi saranno gli adulti di domani, è nell’interesse collettivo investire su di loro.
