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Oggi più che mai c'è bisogno di resilienza, anzi di kintsugi

Articolo di mercoledì 28 agosto 2024
Protagonisti
Autrice
Laura Bajardelli
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La parola resilienza è ormai venuta a noia, ma quello che rappresenta oggi è più che mai vitale

Al solo sentire sussurrare la parola resilienza, molte persone rizzano il pelo e iniziano a soffiare come gatti pronti alla zuffa. Già, perché da sconosciuta o semi-sconosciuta, per un paio d’anni, è stata la parola magica all’interno di ogni frase. Il termine ha origine nel latino resilire (prefisso re- al verbo salire ‘saltare, fare balzi’, col significato immediato di ‘saltare indietro, ritornare in fretta, di colpo, rimbalzare’), ed è arrivato alla sua sublimazione nell’acronimo PNRR ossia il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, come traduzione dall’inglese resilience che ha un senso più ampio.

La scienza metallurgica

E sul concetto di resilienza una decina di anni fa si tenevano corsi di sviluppo manageriale: partendo da una delle caratteristiche del calcestruzzo e dei metalli, per arrivare alla possibilità di adottarlo come principio guida per la crescita personale, facendo propria la caratteristica dei materiali di resistere agli urti senza spezzarsi. Dal punto di vista tecnico, la resilienza è la caratteristica tecnica di quei materiali in grado di subire notevoli deformazioni elastiche sotto l'effetto di carichi dinamici senza né rompersi né presentare residui deformativi permanenti. I materiali con una buona resilienza, come gli acciai, sono anche materiali resistenti, dotati di buona tenacità. I materiali con una scarsa resilienza, come le ghise, sono, invece, fragili.

Un concetto trasversale

In parole semplici la resilienza è la capacità di resistere agli urti senza spezzarsi, principio applicabile anche in altri ambiti, dall’informatica alla finanza, ai tessuti alla pedagogia e psicologia. Per resistere agli urti della vita ci vuole un fisico bestiale (come cantava Luca Carboni), e quindi può capitare di frequente che ci siano persone che si ammaccano o si spezzano. E per loro si può seguire la via giapponese alla resilienza, ossia la filosofia Kintsugi che significa letteralmente riparare con l’oro, che deriva da un’antica tecnica giapponese di riparazione di vasi che richiede precisione, si sviluppa in varie fasi e al termine lascia la riparazione effettuata visibile ma impreziosita dall’oro. Quest’arte, che non nasconde ma anzi esalta le ferite, può considerarsi una forma di arte-terapia che aiuta a trasformare le ferite e le esperienze negative in punti di forza.

La consonanza con il Kintsugi

È forte la consonanza tra la filosofia Kintsugi e il percorso di rinascita molte persone si trovano ad affrontare e le cicatrici interiori, che si creano nella ricongiunzione dei pezzi frantumati, creano nuove venature d’oro, diventando depositarie di saggezza e di bellezza inedita. E in effetti la filosofia Kintsugi ha un’accezione psico-pedagogica applicabile alle persone come capacità di resistere, ripensare consapevolmente e riorganizzare la propria vita a seguito di un evento negativo o traumatico.

Il PNRR

Il PNRR si propone l’ambizioso obiettivo di riparare i danni economici e sociali causati dalla crisi pandemica, così troviamo scritto sul sito del Ministero dell’Economia e delle Finanze: Il Piano si sviluppa intorno a tre assi strategici condivisi a livello europeo: digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica, inclusione sociale. Si tratta di un intervento che intende riparare i danni economici e sociali della crisi pandemica, contribuire a risolvere le debolezze strutturali dell’economia italiana, e accompagnare il Paese su un percorso di transizione ecologica e ambientale. Il PNRR contribuirà in modo sostanziale a ridurre i divari territoriali, quelli generazionali e di genere. (cit. Ministero dell’Economia e delle Finanze).

La nostra umanità

Per mantenere alta la motivazione, possiamo ricorrere a celebri motti e frasi celebri dallo sport al cinema (chi non ricorda Rocky Balboa o Batman?), ma un proverbio giapponese sembra il più azzeccato: Cadi sette volte, rialzati otto. La resilienza e il kintsugi non sono resistenza passiva ma una risposta cosciente e ponderata agli eventi individuali o collettivi della vita: si accetta la ferita e l’essere imperfetti, si ricostruisce, si ripara, si va avanti più resilienti e quindi più forti di prima. E anche più belli nell’umana imperfezione.

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