Articolo di mercoledì 8 maggio 2024
Protagonisti
Autrice
Laura Bajardelli
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Un premio dal nome singolare per ricerche buffe, strane, che inizialmente fanno sorridere e poi fanno riflettere offrendo grandi utilità celate a uno sguardo superficiale

Partiamo dalla pronuncia: Ig con la g di gatto e poi Nobel, per ricordarci che non è il premio Nobel, riecheggiando la parola ignobile, come se fosse una burla, una presa in giro del celebre e serio premio.
Tra le ricerche premiate ogni anno dal 1991 troviamo gli argomenti più disparati; emblematico il premio 2014 per la biologia assegnato a dei ricercatori della Repubblica Ceca che, per due anni, hanno osservato attentamente e con metodo scientifico circa 70 cani mentre espletavano i loro bisognini. Dalla ricerca è emerso che oltre il 90% dei quadrupedi allinea l'asse del proprio corpo in direzione nord-sud, ossia con il campo magnetico terrestre.
Non ci strappa un sorriso come le gag di comicità non-sense? E al contempo, chi può dire sinceramente di non aver pensato “ma non avevano altro a cui pensare che perdere tempo in simili facezie?” e lo stesso estensivamente lo si potrebbe pensare del premio stesso. In realtà, approfondendo un po', emerge che l’Ig Nobel Prize è sponsorizzato dalla rivista scientifica-umoristica statunitense Annals of Improbable Research (AIR), composta da membri dell’Università di Harvard; e presso il teatro della stessa università si celebra la cerimonia di consegna e capita che i premi siano consegnati anche da vincitori del premio Nobel. Grattando ancora un po' la superficie approfondendo ancora, notiamo che un tal Andrej Gejm nel 2000 ha vinto l’Ig Nobel per la fisica con una ricerca sulle rane volanti e poi nel 2010 ha ricevuto il “vero” Nobel per la fisica per le ricerche pionieristiche condotte sul grafene. Si tratta quindi di un vero e proprio scienziato. Già, perché anche la ricerca sulle rane volanti è stata condotta con rigore scientifico, pubblicata sulle riviste di settore e sottoposta alla revisione di comitati scientifici. Obiettivo dell’Ig Nobel è infatti premiare 10 ricerche “strane, divertenti, e perfino assurde”, condotte con rigore e metodo scientifico che “prima fanno ridere e poi danno da pensare”, premiando quindi l'insolito, l'immaginifico, e stimolare l'interesse del pubblico generale alla scienza, alla medicina, e alla tecnologia”. Tornando alla ricerca sulle rane volanti, il fisico era riuscito a far volare una rana viva grazie a un campo magnetico creato appositamente per contrastare la forza di gravità, così che l’animaletto potesse rimanere sospeso nell’aria. E la storia successiva assume toni leggendari: nel pieno spirito del premio, Gejm promuove delle lezioni aperte al pubblico durante il quale conduce esperimenti divertenti finalizzati ad abbattere le barriere che circondano il mondo della scienza facendola apparire come ostica e noiosa. Pare che proprio durante questi esperimenti sia nata l’intuizione sul grafene.

E gli italiani come sono messi? Hanno ricevuto diversi Ig Nobel in svariati ambiti, singolari però quelli assegnati a dei ricercatori dell’Università di Catania. Nel 2010 per la categoria management per uno studio sull’organizzazione aziendale “per aver dimostrato matematicamente che enti e aziende sarebbero più efficienti se promuovessero le persone in modo del tutto casuale” e poi nel 2022 per l’economia per aver spiegato “matematicamente perché spesso sono le persone più fortunate, e non quelle più talentuose, ad avere successo nella vita”. Verrebbe da dire che è inutile allora stare ad affannarsi. Sempre che non avessero ragione gli antichi affermando che la fortuna aiuta gli audaci.
Sta di fatto che l’Italia, oltre ad essere un Paese di santi, poeti e navigatori, è storicamente culla di inventori. Uno per tutti citiamo Guglielmo Marconi, premio Nobel nel 1909 per la fisica di cui quest’anno ricorre il centocinquantesimo della nascita. E anche oggi ce ne sono centinaia che pensano, analizzano, fanno calcoli e sperimentano all’interno di moderni laboratori e centri di ricerca pubblici e privati. L’ottenimento di un brevetto è il coronamento del loro lavoro e se poi il brevetto sfocia in applicazioni commerciali di larga diffusione e guadagno, allora ne beneficia l’intera comunità.
Cosa c’è alla base della ricerca e dei brevetti? Non c’è una giustificazione pratica ma fondamentalmente troviamo tre componenti: il sogno, la scintilla e molto lavoro. Il sogno o bisogno di trovare una risposta, la scintilla è l’idea per rispondere a quel sogno/bisogno ed infine molto lavoro di ricerca e applicazione, in genere in squadra perché oggi più che mai servono competenze multidisciplinari. E in questi ultimi foschi anni, la geopolitica sta facendo comprendere ancora più, o di nuovo, il valore dell’indipendenza che la ricerca può dare a un Paese. Dalla ricerca nasce l’innovazione che è motore di sviluppo dell’economia e delle imprese, ma è volano per la crescita dei territori e delle nazioni anche dal punto di vista sociale, culturale e anche ambientale. Gli uomini liberi sognano mondi più belli e più giusti.

Se qualcuno si sta ancora chiedendo se la ricerca sui cagnolini nel momento del bisogno sia ricerca pura, la risposta è sì, è nata dalla pura curiosità. Ma ha anche un’utilità pratica: dopo i terremoti vediamo paesaggi desolanti, difficile ritrovare i vecchi punti di riferimento. Ma non per i cani soccorso che possono istintivamente orientarsi seguendo il campo magnetico terrestre.
La conoscenza del metodo scientifico, lo spirito critico e il desiderio di conoscere sono fondamentali per comprendere la realtà e anche per evitare le fake news. Troppo alto il rischio di fare come le libellule che, qualora si trovino in un campo santo, prediligono depositare le uova su superfici nere e lucide, proprio come le lapidi di marmo nero, non per una preferenza di colore, ma perché ne confondono i riflessi con quelli di uno specchio d’acqua. Anche lo studio sulle libellule valse ai ricercatori l’Ig Nobel per la fisica 2016 che a questo punto non possiamo che definire nobilissimo!


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