Articolo di mercoledì 28 agosto 2024
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Autrice
Laura Bajardelli
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C’è chi pensa sia solo una moda passeggera, l’ultima novità per vendere di più. In realtà ha radici nella nostra tradizione

Se qualcuno ha ancora un dizionario cartaceo, e volesse provare a consultarlo, troverebbe l’aggettivo sostenibile ma non il sostantivo sostenibilità. Già nelle edizioni dei primi anni Ottanta, tra gli esempi d’uso potrebbe trovare sviluppo economico sostenibile, che rispetta gli equilibri economici e sociali esistenti. E questo sarebbe già un esempio moderno visto che al noto e diffuso concetto di equilibrio economico e profitto affianca la valutazione sociale.
Nel corso degli anni sono state coniate numerose definizioni, la prima di queste risale al 1987: “Lo sviluppo sostenibile è quello che soddisfa le necessità delle attuali generazioni senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare le proprie esigenze” risale alla Commissione mondiale sull'ambiente e lo sviluppo dell'ONU che introduce per la prima volta il termine nel rapporto Our common future, conosciuto soprattutto come Rapporto Brundtland (WCED-1987)

Il tema principale dell’idea di sviluppo sostenibile riguarda l’esigenza di un cambiamento della visione del rapporto tra attività economica e mondo naturale. Si sostituisce il modello economico dell’espansione quantitativa (crescita) con quello del miglioramento qualitativo (sviluppo) come chiave per il progresso futuro. Ecco perché si predilige parlare di sviluppo sostenibile e non più di crescita. E questo sta già creando un impatto sul benessere sociale e sui modelli di sviluppo economico.
Le definizioni di sostenibilità si sono affinate e hanno ampliato l’ambito ma tutte convergono sullo stretto legame esistente tra 1) rispetto dell’ambiente, 2) benessere sociale e 3) sviluppo economico e sulla necessità di mantenere in equilibrio il rapporto tra queste tre componenti, che di fatto è l’obiettivo dello sviluppo sostenibile, per soddisfare bisogni presenti e futuri e garantire migliori condizioni di vita a tutti.

La sostenibilità interessa quindi tutte le aree della nostra vita quotidiana e le attività economiche ed è, di conseguenza, un compito per l’intera società. Questo principio guida richiede che la società si sforzi di diventare rispettosa dell’ambiente, socialmente giusta ed economicamente produttiva.
La velocità con la quale stanno avvenendo i cambiamenti climatici e con la quale consumiamo risorse è elevatissima, basti pensare che il 13/5 l’Italia ha raggiunto l’overshoot day (ossia il giorno che segna l’esaurimento delle risorse rinnovabili che la Terra è in grado di rigenerare in un anno), 4 mesi prima rispetto al 1975 e comunque 2 mesi prima della media mondiale. Secondo le previsioni entro il 2050 la popolazione mondiale aumenterà di circa 2,3 miliardi, arrivando a circa 10 miliardi di persone, che dovranno essere sfamata, vestite e soddisfatte di tutti gli altri bisogni. È ovvio che sia i numeri attuali sia quelli futuri non sono sostenibili per il pianeta. È necessario accelerare l’adozione di pratiche sostenibili.

Questa consapevolezza nel 2015 ha convinto i governi di tutti i 193 Paesi membri dell’ONU ad approvare l’Agenda Globale per lo sviluppo sostenibile e i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs è l’acronimo inglese) per condurre entro il 2030 il mondo verso un futuro più sostenibile, nei tre ambiti: economico, ambientale, sociale. E gli “SDGs” impegnano tutti i Paesi a fornire un contributo per raggiungere gli obiettivi in base alle capacità di ciascuno. Ogni Paese ha dovuto definire una propria strategia di sviluppo sostenibile per raggiungere gli SDGs e deve rendicontare periodicamente i risultati conseguiti all’interno di un processo coordinato dall’ONU.
Questo approccio è già stato sperimentato positivamente negli anni Duemila con il sistema di obiettivi noto come Obiettivi per lo sviluppo del Millennio. Si è potuto dimostrare, numeri alla mano, che è migliorata la vita di milioni di persone. Ed era importante non arretrare ma anzi accelerare.

L’attuazione degli sfidanti obiettivi di sviluppo sostenibile richiede un forte coinvolgimento di tutte le componenti della società, dalle imprese al settore pubblico, dalle istituzioni filantropiche alle Università e centri di ricerca, agli operatori dell’informazione e della cultura. dalla società civile alle organizzazioni non profit. Se la tecnologia e la digitalizzazione sono sicuramente fattori che rendono possibile raggiungere questi risultati ma potrebbero non essere alla portata di tutti, abbiamo a disposizione tantissime altre opportunità, spesso accedendo alla nostra cultura tradizionale. Un esempio lo troviamo con i giocattoli: i metodi educativi attenti prediligono l’utilizzo di quelli in legno dove l’energia, la grafica ed addirittura i suoni vengono ideati e creati dal bambino stesso. E sono un toccasana per l’ambiente: per produrli non si genera Co2, durano più a lungo e quindi riducono i rifiuti. Riuso e riciclo sono due concetti da sempre diffusi, pensiamo a quando i vestiti dei bambini via via che sic cresceva venivano passati ai più piccoli di casa; o alle tante nuove vite che potevano nascere utilizzando in un altro modo uno oggetto di scarto o usato, dal vetro alla lana (arcinota e di nuovo attuale la rimagliatura). Per sensibilizzare le persone a cambiare i propri comportamenti con scelte più sostenibili anche in Italia nel 2021 stato attivato il climate clock, che segna il tempo che abbiamo per intraprendere le azioni necessarie per contenere, nel lungo periodo, l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto della soglia di 2 °C oltre i livelli pre-industriali, e di limitare tale incremento a 1.5 °C, come previsto dall’Accordo di Parigi, in vigore dal 2016.

È importante evidenziare anche la dimensione sociale della sostenibilità, ossia consentire l’uguaglianza e l’equità all’interno della società attraverso delle azioni che garantiscano le stesse opportunità, per esempio nello studio e nel lavoro, superando per esempio le disparità di genere che ancora oggi sono presenti anche in Italia. Altra condizione rilevante è l’aspetto temporale: questo diritto deve essere garantito anche alle generazioni future. Infine, per resistere alla tentazione di spostare questi obiettivi un po' più in là, ricordiamo una riflessione del Professor Luciano Floridi: la sostenibilità in realtà è il traguardo minimo per salvare il nostro Pianeta, ma è come se fosse un intervento del dentista per rendere il mal di denti sostenibile. Per quanto sia un traguardo importante, sarebbe meglio fare di più per stare bene, senza dolore, e questo vale per noi come per il Pianeta.

Come per tutte le transizioni, anche per la transizione sostenibile di ambiente, economia e società è necessario un cambiamento culturale e l’educazione non può quindi che assumere un ruolo da protagonista. E co-protagonista è la volontà, individuale e collettiva, di compiere questo cambiamento, iniziando tutti anche con piccoli gesti. D’altronde, per correre si inizia sempre con piccoli passi.

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