Un arciromano un po’ milanese
Venditti in concerto a Milano svela il suo profondo legame con la nostra città Di Laura Bajardelli Il cantautore romano per eccellenza, padre di Roma Capoccia e di Grazie Roma, veri e propri inni alla città eterna e alla romanità, ha svelato il profondo legame emotivo che lo lega a Milano in occasione dell’esibizione dal […]
Venditti in concerto a Milano svela il suo profondo legame con la nostra città
Il cantautore romano per eccellenza, padre di Roma Capoccia e di Grazie Roma, veri e propri inni alla città eterna e alla romanità, ha svelato il profondo legame emotivo che lo lega a Milano in occasione dell’esibizione dal vivo all’UnipolForum di Assago, gremito di appassionati. Per celebrare i 40 anni dall’uscita di Cuore, uno dei suoi album più riusciti, con brani diventati storia della musica italiana per la loro sempre fresca attualità e inni che attraversano e uniscono le generazioni, Venditti ha dato vita al progetto “Notte prima degli esami 1984-2024: 40th anniversary”: nuova ristampa dell’album in edizione speciale e tour lungo tutta la penisola.
Venerdì 13 dicembre è stata la volta di Milano: esordio con un energico “Daje” di incoraggiamento, poi per oltre due ore ha incantato il pubblico in un’atmosfera coinvolgente, come fosse una serata con amici, oltre diecimila amici, eseguendo dal vivo, accompagnato da 10 musicisti e due cantanti, i brani dell’album Cuore insieme a molti altri grandi successi della sua lunga straordinaria storia musicale. Cuore – come l’intero repertorio – era ed è una miscela praticamente perfetta di temi personali e contenuti sociali, che sono la cifra stilistica di Venditti e dei suoi concerti: non si è limitato a cantare, ma ha raccontato tantissimi ricordi e aneddoti, dando un senso ancora più intenso alle canzoni, tratteggiando il contesto di ogni brano, sia che fossero episodi ed emozioni della sua vita privata sia della sua vita pubblica di cantante ma anche di persona che ha partecipato attivamente alla vita civica.
Tappa speciale quella di Milano, grazie a un legame nato in uno dei momenti più dolorosi della sua vita ma che porta anche ricordi più leggeri, a tratti esilaranti, iniziando dal leggendario concerto di Bob Marley e all’ispirazione per uno dei brani più celebri.
Bob Marley, Antonello e Piero a San Siro
Il 27 giugno 1980, a San Siro ci fu un leggendario concerto della star del reggae Bob Marley. Un evento unico per i giovani che da tutta Italia, tra i quali anche Venditti, all’epoca già primo in classifica, che ebbe anche la fortuna di conoscere Medusa Marley durante il soggiorno in albergo, trovando molta sintonia sulle tematiche sociali. Antonello ripartì il giorno seguente per Roma, dando un passaggio con la sua auto a un ragazzo romano, mai visto prima, ma che come lui aveva partecipato al concerto e fa un’esilarante affettuosa imitazione dei postumi degli stravizi della nottata. Lui è Piero e, durante il ritorno nella capitale, raccontò a Venditti di essere arrivato a Milano con sua moglie, Cinzia. Già, Piero e Cinzia: fidanzati dai tempi della scuola, “sposati di fretta e con un figlio in arrivo” e, proprio durante il concerto, a causa di un litigio per motivi di gelosia, lei si era dileguata tra la folla, lasciando Piero da solo a cercarla disperato. Venditti ha reso quella storia immortale, con lo Stadio di San Siro scenografia naturale. Anni dopo, grazie ai social media, Piero si è fatto vivo e aveva ritrovato Cinzia, giubilo di Venditti che si è sentito novello cupido anche se, autoironico, condivide l’ulteriore aggiornamento: recentemente, Piero si è trasferito in Brasile, la sua storia con Cinzia stavolta al capolinea.
Carimate – Milano passando per la Comasina
Antonello esegue con perfetto accento milanese le caricature della Milano-da-bere. Confida di conoscere benissimo la città, tanto quanto Roma. Ne ha già parlato in molte interviste, ma l’emozione è sempre viva e tangibile. Sono stati forse i momenti più difficili della sua vita, probabilmente il suo periodo più triste, con la depressione da successo: artista affermato e amato dal pubblico con la vita privata in pezzi e il desiderio di farla finita. Ci vorrebbe un amico parla del suo angelo, il cantautore bolognese Lucio Dalla, che non solo aveva compreso la situazione critica ma lo aveva aiutato concretamente, portandolo con sé al Castello di Carimate, in Brianza. Era il 1980 e lì trascorse un paio di anni con grandi musicisti che si trovavano a lavorare negli studi di registrazione: Dalla, De Andrè, Pino Daniele e i Pooh. Antonello conosce ogni centimetro della strada Comasina che porta a Milano. E fu sempre Lucio a capire che per il suo amico era giunto il momento di tornare a Roma, trovandogli un contatto che sarebbe stato determinante non solo per trovare una casa, ma anche per tornare a sorridere. E così fu, dal buio alla gioia.
L’accusa di essere un “borghesuccio” e lo scontro con Pasolini
Venditti racconta con veemenza un altro momento significativo della sua vita, che ha poi cantato in “Qui”: gli scontri tra studenti e polizia avvenuti a Valle Giulia a Roma nel 1968, ai quali lui, studente di architettura, partecipò. E le liti con Pasolini, di cui riconosce il grande valore intellettuale ma al quale non ha mai perdonato la definizione di “borghesucci” rivolta ai giovani contestatori e la difesa dei poliziotti, erroneamente considerati un emblema del proletariato sfruttato. Il cantautore ha ancora il guizzo dell’epoca, appellandoli “celerini”.
Ogni canzone un ricordo
Tutto il concerto è un godibilissimo suggestivo evocare, raccontare e cantare: dagli esordi con lo storico amico Francesco De Gregori, a “Giulio Cesare”, tra impegno politico e passione per il calcio, con la famosa strofa «Paolo Rossi era un ragazzo come noi» riferita, nella prima parte della canzone, allo studente diciannovenne ucciso nel 1966 durante una marcia di protesta presso l’Università La Sapienza di Roma, e nella seconda al famoso indimenticato eroe dei Mondiali di Spagna dell’82. Toccante il ricordo di Pablito, uomo di grande sensibilità e artista vero e proprio secondo Venditti. “Notte prima degli esami”, è la canzone di tutti: studenti, insegnanti, genitori, nonni. E per questo è diventata una grande hit, anche se inizialmente era “Ci vorrebbe un amico“, intensa e commovente. Ma “Notte prima degli esami” era ed è effettivamente diventata la canzone di tutti, un inno che accomuna le generazioni. Spassosa e tenera la spiegazione della strofa “Io mi ricordo quattro ragazzi con la chitarra e un pianoforte sulla spalla”: Giorgio Lo Cascio, Francesco De Gregori ed Ernesto Bassignano – le tre chitarre- e Venditti, che era spesso costretto a portare con sé l’ingombrante strumento dato che, nella maggior parte dei locali dove i quattro ragazzi si esibivano, spesso non c’era. Una volta, ad aiutarlo nel trasporto, un altro grande della musica italiana, Pino Daniele.
“Mai nessun video mai” nel senso che nessun video mai potrà essere sufficiente a ricordare Antonello che già allora, nel 1984, aveva capito il potere dei nuovi media. Ancora tagliente nel raccontare la satirica “L’ottimista“, dal testo inequivocabile e oggi rivendica l’amicizia con il figlio Bobo Craxi, figlio di Bettino. Toccante la dedica di “Stella” ad Antonio, Rocco e Vito, agenti della scorta del giudice Falcone caduti nel vile attentato. È recentissima “Dì una parola”, inedito uscito a maggio 2024 poco prima della ristampa dell’album Cuore. E poi i grandi classici, che orgogliosamente Venditti canta insieme al pubblico: “Amici mai“, “Alta marea“, “Benvenuti in paradiso“, “In questo mondo di ladri“, “Ricordati di me”. E la sua amata “Roma Capoccia”.
Prima di congedarsi, Venditti ha tenuto a ripetere ancora una volta il suo legame con Milano, certo mai al pari di Roma, che per lui resta uno dei tre segreti per vivere. Gli altri sono l’amore e l’adrenalina, che ancora lo fa cantare. E siamo tutti certi che avremmo potuto andare avanti ancora ore e ore, come succede nelle lunghe notti tra amici. Daje Antonello!